.

Su di me

Mi chiamo Stefano Severi e sono nato in un paese della Sardegna settentrionale, nel 1985.
Seppur la passione per la penna sia cosa recente, e il suo incontro del tutto inaspettato, adesso è cosa certa. Spesso scrivo sul mio Mac, ma non è raro che decida di prendere la stilografica e di fare come si faceva una volta; sulla carta.

La paura è sempre stata un’emozione capace di suscitarmi grande interesse, e adesso, quando leggo un racconto del terrore mi piace gustarmi la suggestione, e a freddo ragionarci su. Questo allarga la mia immaginazione, stimolandomi alla creatività.
Fin da bambino amavo guardare film horror, anche se poi passavo le notti con gli occhi spalancati e le orecchie tese al minimo rumore. Mi piaceva così tanto che non persi l’occasione di comprare il biglietto – appena disponibile – del cinema per il film: L’esorcista (versione integrale). Ero felice di avere quindici anni, perché un mio amico più piccolo, che ne aveva tredici, non poté vedere il film in quanto, per entrare in sala, bisognava aver compiuto il quattordicesimo anno di età. Molti dissero che quel film faceva ridere, a me invece a sempre provocato una paura bestiale, e tutt’ora, quando voglio ricordarmi cosa significa avere paura, lo riguardo. Perché quel film, per quante volte lo guardi, ha sempre il potere di farmi spaventare a morte.
Poi, una decina di anni fa mi arrivò tra le mani un libro di Stephen King; esatto, proprio lui: IT.
Inizialmente il fatto che fosse un mattone mi aveva spaventato, ma una volta iniziato a leggerlo lo calai giù come una birra fresca.
Di lì a poco cominciai a leggere Lovecraft, Poe, Bram Stoker; e autori di altro genere come, Carver, Hemingway… insomma la lista è lunga.
Dopo essere diventato un buon lettore ho cominciato a buttare giù i primi racconti. E così, com’è che si dice in questi casi: da cosa nasce cosa, ed è nato il blog, il canale YouTube e la pagina Facebook.

Qualche altra informazione e i dovuti ringraziamenti

Sono un tipo che ama fare le cose per bene, e metto il massimo impegno in quello che faccio. Lo studio delle tecniche narrative e il lavoro sullo stile è una ricerca infinita, ma se una cosa piace non ci si chiede quando finisce. Naturalmente scrivo per essere letto, con la speranza di pubblicare ed offrirvi molti libri.
Il mio grazie più grande va ai miei genitori, che non smetterò mai di ringraziare per avermi cresciuto e supportato. Mi avete dato le migliori possibilità, e siete stati premurosi e comprensivi. Lo so che è un cliché ma devo dirlo: se sono quello che sono, lo devo anche a voi.
E grazie a voi, caro pubblico, che mi ascoltate e mi leggete, senza di voi ogni minuto passato a scrivere sarebbe una vera attività narcisista, ma con un pubblico, la cosa prende un altro significato.

Spero, ogni volta, di regalarvi un brivido.